Ultima modifica: 23 ottobre 2014

Scuola Secondaria di primo grado ad indirizzo musicale

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Luigi Pietrobono

Il nome assegnato alla scuola è quello del critico letterario italiano Luigi Pietrobono (Alatri 1830 – Roma 1960). Appartenuto all’ordine degli Scolopi (Congregazione religiosa detta delle “Suore Pie” fondata nel 1617 da S. Giuseppe Calasanzio in Roma, per educare la gioventù e istruirla nelle scuola medie), insegnante nel collegio Nazareno di Roma, fu direttore del Giornale Dantesco e custode generale dell’Accademia degli Arcadi (Accademia letteraria fondata a Roma nel 1690, la sua origine è legata al soggiorno romano di Cristina di Svezia che, convertitasi al cattolicesimo e dopo aver abbandonato il trono, elesse a sua sede Roma, dove raccolse intorno a sé gli ingegni più noti del tempo. Morta Cristina, il gruppo non si sciolse e costituì così l’Accademia). Studioso soprattutto di Dante (Il Poema Sacro, 1915; Dal centro del cerchi: la struttura morale della Divina Commedia, 1923; Saggi Danteschi 1936; Commento alla Divina Commedia, 1943). Diede anche un’attenta valutazione del Pascoli contro la condanna di B. Croce (Pascoli e il mistero, 1937) discutendo apertamente con il suo riduttivo giudizio espresso sul poeta romagnolo. Nella poesia del Pascoli, Pietrobono sa cogliere, attraverso la sottile elegia del sentimento del mondo, l’angoscia dell’uomo moderno, volto umilmente alla conoscenza del mistero che è dietro le cose, per riconquistare il trascendente significato dell’esistenza. Nel 1924 fa parte di una ristretta commissione per la riforma dell’Arcadia e, partecipando da quel momento al governo dell’Accademia, ne rafforza l’impegno reinserendola nella viva dialettica della cultura italiana. Nel 1940 viene nominato, dal ministro dell’Educazione nazionale, Custode generale dell’Accademia. Gli anni della sua custodia, durata fino al 1953, sono fervidi di lavoro ed egli vi profonde tutte le sue energie di uomo di cultura e di educatore. E’ quest’ultima soprattutto la missione più intensamente avvertita da Luigi Pietrobono in tutta la vita ed egli la sostiene fino alla fine, con lucida fede e mirabile saggezza. In essa sa  cogliere i valori stessi del messaggio evangelico: “Quel che diede maggiormente si è che i popoli cristiani non abbiano ancora acquistato chiara coscienza delle inviolabilità della persona umana e si lascino miseramente tiranneggiare. Ignorano che al mondo non ci sono né re, né imperatori, né presidenti, né ministri che abbiano il diritto di far violenza a uno spirito immortale).

 




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